Definire “Antropolaroid” non è semplice: ad oggi non c’è nulla di paragonabile
al lavoro originalissimo di Granata. Forse dovremmo chiamare in causa Charlie
Chaplin, ma anche il teatro dei racconti e della terra sicula o semplicemente
un lavoro sull’immaginazione, la musica, la memoria.
Uno spettacolo ad alta condensazione ed intelligenza teatrale nel quale ci
sono, rielaborate con molta sensibilità, schegge di storia dello stesso interprete
in scena, con quel titolo che fonde insieme la ricerca antropologica con lo
scatto fotografico, la memoria trattenuta nell’immagine, racconto tramandato,
vissuto profondamente.
Antropolaroid è uno spettacolo di cupa bellezza, struggente, attraversato da
un’inquietudine dolorosa, dove a tratti si coglie ugualmente, amaramente,
l’occasione di ridere, per la caratterizzazione dei personaggi, il loro susseguirsi
sulla scena, per l’abilità stessa dell’attore nel trasformarsi: tante le
metamorfosi.
Uno straordinario Tindaro Granata, solo in scena, racconta di figure familiari,
di generazioni, di una terra, la Sicilia, da cui anche allontanarsi. Con il proposito
di andare a Roma, diventare attore, fare del cinema…
Tindaro passa attraverso i decenni in molteplici ruoli, ad ogni età, maschio o
femmina, tra giochi, balli, lavoro, relazioni familiari, paure, brevi passaggi ogni
volta a comporre dialoghi, legami, situazioni, lui solo e tanti .
Antropolaroid è creazione teatrale colma di molte emozioni, per il testo, la
recitazione, per la concretezza e l’universalità della narrazione, il ritmo
avvolgente.